| La difesa dell'acqua pubblica: i GD di Salerno in campo, ad Albanella |
| Martedì 20 Luglio 2010 12:49 |
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ACQUA AL PUBBLICO O AL PRIVATO, ANALISI DI UNA DISCUSSIONE MAI AVVIATA. Un ampio dibattito parlamentare sulla gestione dell’acqua in Italia non c’è stato o quantomeno non è stato l’ argomento principale di un periodo. Del cosiddetto “Decreto Ronchi” pochissimi elettori conoscono il suo contenuto. Pochissimi sanno che il medesimo decreto spazia da adeguamenti alle norme europee, dal rafforzamento del marchio Made in Italy, al graduale smantellamento delle società di servizi pubblici le quali hanno fra le loro competenze anche quella della gestione degli impianti idrici territoriali. Ciò detto, il “Decreto Ronchi” non è solo il “Decreto privatizzacqua” ma è un grande calderone nel quale c’è un po’ di tutto. Elementi condivisibili. Altri discutibili. Altri inaccettabili. Ma l’obbiettivo principale di questo nostro intervento non è esclusivamente argomentare le qualità di quel decreto, e di quel comma in particolare. Il nostro punto di domanda è, perché è stato usato lo strumento del “Decreto Legge” per temi così eterogenei e tutti con priorità diverse? Lo strumento del decreto legge, come previsto dalla Costituzione, ha valore di legge dal giorno dopo la sua emissione. Esso è previsto in caso di situazioni straordinarie e di imminente urgenza. Quindi per un caso specifico. Per situazioni omogenee. Il nostro intervento vuole ribadire l’indirizzo dispotico di questo governo. Infatti la sua azione governativa è caratterizzata dai decreti legge e “voti di fiducia” i quali sottopongono il parlamento, ed in particolare la maggioranza parlamentare, ad uno stress continuo. Da un lato la subordinazione della coscienza politica personale dei parlamentari, dall’altra la tenuta del governo. Con questo intervento denunciamo, su tutto, la fine della repubblica parlamentare modulata su di un sistema di pesi e contrappesi che garantisce realmente la decisione democratica, per un nuovo sistema, di matrice berlusconiana, che il politologo Sartori definisce “Sultanato”. Il cosiddetto referendum sull’acqua, per noi GD della federazione di Salerno, rappresenta forse l’ultima possibilità per le opposizione di ricordare al governo Berlusconi di essere rappresentanti di una gran parte di popolo, la quale rivendica diritto di parola, diritto alla discussione parlamentare. Ma i dubbi sullo strumento referendario permangono. Il raggiungimento del quorum elettorale sembra ormai da anni irraggiungibile. Ed ogni volta che si verifica tale fallimento, opportunamente strumentalizzato, il referendum passa da ribalta positiva a ribalta negativa. Perciò esso viene definito politologicamente strumento a somma nulla: chi vince prende tutto e chi perde non prende niente. Per noi la problematica della gestione idrica territoriale meriterebbe più di uno strumento decisionale a somma nulla. Meriterebbe un ampio dibattito parlamentare, non breve, che si concluda con una decisione a somma positiva: tutti guadagnano qualcosa. Ma con questo governo parlare di accordi programmatici per il bene del paese sembra impossibile. Quindi, a mali estremi…
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