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dibattiti - La scuola
Al via la seconda Scuola di Formazione Politica

Europa, Lavoro e Mezzogiorno: il Partito democratico di Salerno presenta la Seconda Scuola di Formazione Politica

 

 

Il Partito democratico di Salerno presenta la Seconda Scuola di Formazione Politica che avrà luogo, dal 15 al 17 aprile p.v, presso il Borgo Terravecchia di Giffoni Valle Piana. Promossa dalla Segreteria provinciale in collaborazione con i Dipartimenti provinciale e nazionale Formazione, la Scuola focalizzerà l'attenzione sull' "Europa, Lavoro e Mezzogiorno", tematiche che verranno affrontate e discusse da Docenti universitari, Parlamentari, Economisti.

Dibattiti e confronti sul tema del Lavoro, le nuove opportunità europee, il ruolo del Sud d'Italia.

Ancora una volta saranno i Giovani a essere protagonisti di un Corso che fa seguito alla tre giorni svoltasi ad Agropoli nel mese di dicembre scorso incentrata sulla "Carta Costituzionale".

Il responsabile provinciale del Dipartimento Formazione, Alfonso Cavaliere e il responsabile dei Dipartimenti provinciali, Mauro Calatola, entusiasti hanno dichiarato: "Il taglio del nastro della seconda Scuola rappresenta un momento di ulteriore crescita per il Partito SALERNITANO. La partecipazione e l'entusiasmo che ha caratterizzato il primo Corso ha consentito a noi tutti di continuare nel solco intrapreso, puntando sull'aggregazione, formazione e confronto. I Giovani, provenienti dall'intero territorio provinciale, seguiranno lezioni che approfondiranno le politiche ed il ruolo del Mezzogiorno oggi, partendo dal rapporto con l’Europa per poi snocciolare temi come LAVORO e LEGALITA’. La qualità dei docenti farà come sempre la differenza".




Il programma dei tre giorni:

SECONDA SCUOLA DI FORMAZIONE POLITICA
Partito Democratico Salerno

15 – 17 APRILE 2011
Giffoni Valle Piana
"Borgo di Terravecchia"

EUROPA, LAVORO, MEZZOGIORNO


Venerdì 15 aprile 2011

ore 14.00

Accreditamento

ore 15.00

Apertura dei lavori

Alfonso CAVALIERE
Dipartimento Formazione politica PD Provincia di Salerno
Paolo RUSSOMANDO
Sindaco di Giffoni Valle Piana
Manuela MANNESE
Segreteria regionale PD Campania
Mauro CALATOLA
Segreteria provinciale PD Salerno

ore 16.00

Sergio D’ANTONI
Responsabile nazionale del coordinamento politiche territoriali PD
LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO NEL MEZZOGIORNO

ore 17.30

Andrea PIERUCCI
Commissione europea - Dirigente del Segretariato Generale
DALLA STRATEGIA DI LISBONA A EUROPA 2020

ore 18.30

Marco BARBETTA
Assistente Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale Parlamento Europeo
Alfonso ANDRIA
Senatore PD - Commissione Agricoltura
FONDI NAZIONALI ED EUROPEI E LO SVILUPPO DELLE AREE SVANTAGGIATE


Sabato 16 aprile 2011

LAVORO E LEGALITÀ

ore 9.30

Michele CURTO
Presidente di FLARE - Freedom Legality and Rights in Europe
LE MAFIE IN EUROPA. STRATEGIE DI CONTRASTO PER COSTRUIRE LEGALITÀ E SVILUPPO
Gianfranco VALIANTE
Presidente Commissione Speciale Anticamorra della Regione Campania
LE MAFIE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

ore 11.30

Marco MINNITI
Deputato PD - Commissione Affari Costituzionali
LA CULTURA DELLA LEGALITÀ NEL MONDO DEL LAVORO: IL CASO ITALIA E IL RESTO D’EUROPA


LAVORO E MEZZOGIORNO

ore 15.30

Giuseppe ACOCELLA
Vice Presidente CNEL - Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro
LA NUOVA STRATEGIA EUROPEA PER L’OCCUPAZIONE: LE RISORSE EUROPEE E NAZIONALI PER L’EUROPA 2020

ore 17.00
Linda Laura SABBATINI
Direttore Centrale dell’Istituto Nazionale di Statistica
LA MANODOPERA "SCORAGGIATA" DI DONNE E GIOVANI NEL SUD D’ITALIA

ore 18.00

LABORATORI

1. Fondi Strutturali
Mariangela MATONTE
(Dipartimento Formazione PD Nazionale)
2. Riuso Sociale dei Beni Confiscati alle Mafie
Riccardo Christian FALCONE
(Dipartimento Legalità PD Provincia di Salerno)
3. Il Lobbismo in Europa
Franco PAOLUCCI - Andrea SGUEO
(Associazione Lobbisti Italiani)


ore 19.00

Gianni PITTELLA
Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo
DALLA STRATEGIA DI BARCELLONA ALL’UNIONE PER IL MEDITERRANEO: IL RUOLO DEL MEZZOGIORNO NELLE NUOVE POLITICHE EUROPEE PER IL MEDITERRANEO


Domenica 17 aprile 2011
ore 9.30

I GIOVANI E L’EUROPA

Vittorio CALAPRICE
Esperto in Politiche Europee
I PROGRAMMI DELL’UNIONE EUROPEA PER I GIOVANI


ore 10.30

MEZZOGIORNO E MEDITERRANEO

LE RIVOLTE DEI PAESI ARABI: UNA MINACCIA O UN’OPPORTUNITÀ PER L’ECONOMIA DEL MEDITERRANEO?
Giacomo FILIBECK
Responsabile Nazionale PD per il Mediterraneo e il Medio Oriente
Valentina GRADO
Docente di Diritto Internazionale - Università Orientale di Napoli
Silvia FINZI
Professore Ordinario Facoltà di Lettere e Scienze Umane - Università di Tunisi

ore 12.00

EUROPA E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI NEL MEZZOGIORNO

Pino ARLACCHI
Parlamentare Europeo PD
Nicola LANDOLFI
Segretario Provinciale PD Salerno

ore 13.00

CONCLUSIONI

Annamaria PARENTE
Responsabile Formazione Politica - Segreteria Nazionale PD

 
Scuola: assegnazioni a pioggia. L'intervento del vice segr.prov. Pd Vitiello

Abbiamo appreso dagli organi di informazione che la Provincia di Salerno, per tramite dell'assessorato competente, ha,  tranne in pochi casi, approvato tutte le richieste delle scuole di II grado circa l'attivazione di nuovi indirizzi, così come stabilito dai nuovi ordinamenti dei Licei, Tecnici e Professionali. Questa assegnazione 'a pioggia'  è stata effettuata senza alcuna riflessione, alcun  criterio, alcuna valutazione nè sulla realtà che le scuole vivono in questo tempo nè  sulle peculiarità produttive e culturali del contesto territoriale in cui gli istituti si trovano ad operare, nè ha predisposto un piano coerente per una politica di effettivo sostegno alle scuole autonome. L'unico criterio tracciabile è quello del non  inimicarsi nessuno.

Un esempio lampante è quello concernente la  distribuzione dei nuovi indirizzi di Liceo musicale e coreutici che non ha tenuto conto del fatto che il Regolamento dei Licei approvato dal Miur  prevede solo  40 sezioni musicali e 10 coreutiche in tutta Italia.

Delle due l'una o tale regolamento è ignoto oppure è stato volutamente ignorato per la logica del criterio adottato.

Una programmazione territoriale seria  doveva partire dall'analisi della situazione esistente, verificando, a partire dal numero delle  scuole secondarie,   quali indirizzi scolastici erano già stati attivati anche in relazione al numero di alunni per scuola e agli spazi e i laboratori esistenti in esse ( ci sono ad esempio scuole che hanno ottenuto due indirizzi nuovi con meno di 350 alunni e mancanza di laboratori collegati)  e tenendo conto anche delle distanze tra scuole con lo stesso indirizzo.

Ci chiediamo se sarà la Provincia a finanziare ed a permettere alle scuole la predisposizione dei nuovi laboratori per ciascuno dei corsi approvati e che dovrebbero amdare a regime dal 1 settembre 2011. (parliamo,in particolare, per gli istituti tecnici e professionali ).

Tale distribuzione a pioggia non garantisce  la qualità della formazione dei giovani nè  la sopravvivenza delle scuole che lottano tra loro per ottenere iscritti, ma anzi  mortifichi  la storia delle scuole che effettivamente lavorano da anni su specifici percorsi di indirizzo, aumentando la confusione di genitori, studenti e docenti .

Questa è l'azione che la Provincia di Salerno mette in campo per sostenere la scuola e lo sviluppo formativo e la qualità per le nuove generazioni?

Sarà compito della Regione approvare o meno il piano e anche in questo caso ci chiediamo in base a quali criteri.

In questo caos sarebbe stato auspicabile un'azione concorde tra gli Enti competenti, soprattutto in presenza di Ministero silente che non detta linee di indirizzo,  per un metodo valido al fine di una assegnazione specifica di indirizzi in grado di evitare duplicazioni inutili e dispendiose .

Purtroppo in Campania nessuno studio serio è stato effettuato per operare scelte in tal senso e se il risultato è davvero quello appreso dai media, c'è da rimanere sconfortati.

Mariarosaria Vitiello

Vice segretario provinciale e responsabile scuola P

 
II seminario nazionale, Forum Istruzione

 

II° SEMINARIO NAZIONALE ROMA, 15/16 GENNAIO 2011

RILANCIO, GOVERNO E RAPPRESENTANZA DELLE AUTONOMIE SCOLASTICHE

Palazzo Rospigliosi, Via XXIV Maggio 43, Roma

SABATO 15 GENNAIO:

10:00 – 11:00 arrivi, accoglienza, registrazione

11:00 – 13:00 introduzione dei lavori Rosy Bindi (Presidente Assemblea Nazionale PD)

Giovanni Bachelet (Presidente Forum Istruzione PD)

“Autonomia delle Istituzioni Scolastiche in Italia” - Alessandro Pajno

domande e dibattito

13:00 –14:00 pranzo

14:00 – 17:00 gruppi di lavoro

A. Governo interno

B. Governo territoriale

C. Supporti all’autonomia scolastica

17:00 – 17:30 coffee break

17:30 – 20:00 gruppi di lavoro

DOMENICA 16 GENNAIO:

09:30 – 11:00 gruppi di lavoro

11:00 – 11:30 coffee break

11:30 – 13:30 relazioni dei lavori di gruppo e conclusioni

Francesca Puglisi (Responsabile Scuola, Segreteria Nazionale PD)

Giovanni Bachelet (Presidente Forum Istruzione PD)

13:30 pranzo e partenze

 

 
Scuola: le 10 proposte del PD alla presenza dell'on.Bachelet

SCUOLA

Guardiamo al futuro.

Dieci proposte per la scuola di domani.

Gli obiettivi di Europa 2020 chiedono a tutti gli Stati membri di promuovere una

crescita intelligente, inclusiva e sostenibile. Per il futuro dell’Italia, per tornare ad avere

alti tassi di occupazione, produttività e coesione sociale, dobbiamo raggiungere un

risultato molto concreto: dimezzare il nostro tasso di dispersione scolastica e triplicare

il numero di laureati. Solo se sapremo investire sui saperi, scommettendo sulla qualità

del capitale umano del nostro Paese e su una società della conoscenza diffusa, potremo

tornare a crescere.

Il rapporto annuale 2009 dell’ISTAT, fa emergere un vero e proprio allarme educativo.

L’Italia ha un primato negativo in Europa: 2 milioni di giovani tra i 15 e i 24

anni non sono né a scuola, né al lavoro; vivono una condizione di vuoto a grandissimo

rischio. Il tasso di abbandono scolastico è del 22%: il 12,2% degli iscritti al primo

anno della scuola superiore abbandona definitivamente la scuola, il 14% al Sud. I

livelli di istruzione della popolazione italiana sono troppo bassi: soltanto il 12,8% della

popolazione è in possesso di una laurea, il 40% di un diploma, il 46,6% ha soltanto

la licenza media. Il divario nei livelli di istruzione della popolazione italiana (soprattutto

adulta) è molto elevato rispetto ai paesi europei. La scuola ha storicamente ottenuto

risultati importanti nella lotta all’analfabetismo, ma ancora oggi opera in un

Paese con un livello culturale troppo basso. Altri dati allarmanti del rapporto Istat riguardano

la lettura e l’utilizzo delle tecnologie da parte dei giovani: 1,2 milioni di

giovani nel 2009 non ha letto alcun libro e non sa utilizzare il computer. Il recente

rapporto Ocse 2010 evidenzia come la media di investimenti in istruzione dei paesi

membri, sia cresciuta fortemente negli ultimi anni e risulti pari al 5,7% del Pil, ma

l’Italia si colloca al di sotto della media, investendo solo il 4,5 % del PIL. Penultimi in

graduatoria, davanti solo alla Slovacchia. Eppure è dimostrato che la maggiore spesa

per istruzione produce rendimenti certi, come un maggior gettito fiscale ed una maggiore

occupabilità e la stessa Banca d’Italia sostiene, sulla base di complesse analisi,

che il rendimento medio dell’investimento in istruzione è dell’8.9%.

Il Governo non affronta i problemi cronici del sistema scolastico italiano, ma li aggrava,

infliggendo 8 miliardi di tagli, e sottraendo 132.000 posti di insegnanti e personale

ATA nel triennio. Una cura da cavallo, che sta uccidendo il malato.

Il PD non solo è impegnato a difendere il diritto universale all’istruzione ma intende

rendere il sistema scolastico italiano più efficace e più equo. Vogliamo riportare

gradualmente l’investimento almeno al livello medio dei Paesi OCSE. Torniamo ad investire

sulla conoscenza per garantire a tutti pari opportunità di apprendimento e di

2

SCUOLA

educazione. La scuola, per garantire “uguaglianza e libertà”, come ci chiede la nostra

Costituzione. La scuola, unico vero ascensore sociale, per ridare slancio ad una società

bloccata. Non basta difendere l’esistente, dobbiamo dare a questo Paese una prospettiva

di cambiamento.

Vogliamo scuole aperte tutto il giorno, tutto l’anno e per tutta la vita. Facciamo

partire di qui il nostro “progetto per l’Italia”, per mobilitare energie, persone, intelligenze,

per farne un nuovo movimento. Scuole aperte perché come diceva Caponnetto

la mafia teme più la scuola della giustizia. Immaginiamo la scuola come luogo fondante

di comunità, dove oltre ai necessari insegnamenti curricolari ci si può fermare

il pomeriggio per studiare, fare sport, suonare, recitare, imparare le lingue. Dove diventa

un valore anche l’apprendimento non formale e informale.

Vogliamo che in una scuola come questa la qualità, sia intesa come raggiungimento

di risultati alti per tutti gli studenti (e non solo per una parte di loro); vogliamo

contrastare la dispersione scolastica la discriminazione sociale; il rinnovamento della

figura del docente, non più erogatore di conoscenza, ma sollecitatore dell’apprendimento;

la ristrutturazione dei luoghi e dei tempi della scuola, oggi fissati rigidamente.

La scuola di domani deve promuovere le persone e le loro conoscenze e competenze

lungo tutto l’arco della vita, perché possano acquisire e mantenere i diritti di

cittadinanza. Deve dare priorità all’apprendimento, tenendo conto del divenire dei

ragazzi nelle diverse età e contesti sociali in cui vivono. Deve formare cittadini capaci

di informarsi e aggiornarsi per tutta la vita, per partecipare attivamente e consapevolmente

alla vita economica e civile. La scuola che vogliamo ha fra i propri scopi la

trasmissione dei principi che fondano la convivenza civile e non può non essere conforme

ai principi della Costituzione e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Questi

due pilastri della democrazia implicano oggi la promozione di una cittadinanza attiva

in una società e quindi in una scuola sempre più interculturale. Oltre alla necessità di

stabilire un’architettura di sistema conforme a questo fine, è necessario operare sul

curriculum del cittadino attivo, promuovendo un nuovo protagonismo degli studenti,

la parità di genere, una didattica innovativa e interattiva, flessibile, centrata sul metodo

cooperativo, laboratoriale, attenta al plurilinguismo e ai nuovi linguaggi, aperta

al territorio, con nuove modalità di organizzazione dei tempi, degli spazi, dei gruppi,

il che, a qualsiasi età, risulta impossibile senza una pluralità di presenze docenti. Una

simile scuola della comunità per le comunità diventa “presidio pedagogico” del territorio,

capace di promuovere, attraverso la formazione, nuove relazioni sociali, sviluppo,

integrazione e mobilità sociale.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario arricchire l’offerta formativa anche

attraverso un lavoro di rete, tra scuole e con altri enti ed agenzie impegnate nel territorio,

affinché la funzione di “mediazione” della scuola, finora prevalentemente

svolta nei confronti della cultura umanistico-classica e occidentale, si rivolga anche

alle altre culture, storie, antropologie; nonché alla cultura scientifica, statistica, giuridica

ed economica, fortemente penalizzate dalla scuola del passato e anche da

quella del presente.

3

SCUOLA

Le conoscenze e le competenze necessarie alla missione culturale e civile della

scuola qui tratteggiata andranno tenute in grande considerazione nella formazione

iniziale e in servizio dei docenti, anche attraverso una qualificata azione di documentazione

delle buone pratiche.

Una scuola veramente accogliente, per tutti, dovrebbe potenziare scambi e relazioni

con istituti e famiglie di altri Paesi e promuovere la preparazione pedagogica di

una nuova generazione di mediatori interculturali. Nello stesso spirito la scuola dovrebbe

non tagliare, ma potenziare e qualificare il sostegno alle classi con alunni diversamente

abili (con nuova attenzione ai disturbi specifici di apprendimento e al

“semplice” disagio): una pedagogia inclusiva che fa bene a tutti gli alunni, di cui l’Italia

è stata leader in Europa.

Oggi più del 60% degli alunni cosiddetti stranieri sono nati in Italia da famiglie

immigrate; il PD è da tempo impegnato, a livello legislativo, nell’estensione della cittadinanza

ai nati in Italia. Nei casi di emergenza linguistica, che pure esistono, occorre

affrontare la domanda investendo, come hanno fatto i governi e le amministrazioni

di centrosinistra, in didattica supplementare dell’italiano come lingua straniera ed

altri programmi atti a favorire un rapido ed equilibrato inserimento. Per la generalità

dei casi occorre però ripensare l’offerta e orientarsi verso nuovi programmi e modalità

di apprendimento che possono diventare una ricchezza per il sistema scolastico italiano.

1 Un nuovo piano straordinario per un’educazione di qualita’ 0-6

Negli ultimi decenni le scienze pedagogiche, psicologiche, sociologiche, così come

più recentemente le neuroscienze, insegnano dell’importanza dell’infanzia nella vita

delle persone, delle condizioni materiali e relazionali in cui la si vive e delle esperienze

educative che vengono offerte. Anche gli economisti oggi sottolineano la necessità

che, in una società globalizzata, si investa nel capitale umano garantendo a tutti

un’educazione prescolare.

Vogliamo la riunificazione del sistema di educazione prescolare. Serve un nuovo

piano straordinario triennale per l’implementazione del sistema territoriale dei servizi

educativi della prima infanzia, per raggiungere l’obiettivo del 33% di copertura.

Vogliamo trasformare l’asilo nido da servizio a domanda individuale a diritto educativo

di ogni bambino e bambina, come già proposto da molti anni e da molte parti

(Legge di iniziativa popolare 0-6 depositata al Senato da Anna Serafini) e garantire

ad ogni bambino e bambina del nostro Paese un posto nella scuola della scuola dell’infanzia

(oggi le liste di attesa nelle scuole dell’infanzia sono tornate a crescere).

I divari abnormi tra nord e sud del Paese nei livelli di istruzione, si spiegano anche

così: nel mezzogiorno sono pochissimi i posti al nido e una rarità il tempo pieno nella

scuola primaria.

2 La scuola primaria: nessun bambino sia lasciato indietro

I modelli educativi del tempo pieno e del modulo con le compresenze degli insegnanti,

sono considerati un’eccellenza a livello europeo, e producono, proprio grazie

al lavoro in piccoli gruppi, i più alti livelli di apprendimento degli alunni. I test Invalsi

4

SCUOLA

e i dati OCSE Pisa parlano chiaro: il rendimento scolastico degli alunni è più alto laddove

è più diffuso il modello educativo del tempo pieno.

Noi i gioielli di famiglia del sistema scolastico italiano “tempo pieno e modulo a

30 ore con le compresenze” li rimetteremo in vetrina e li estenderemo in tutto il Paese.

3 Una scuola autonoma nel sistema delle autonomie locali

Per raggiungere l’obiettivo di dimezzare la dispersione scolastica, come chiesto

dagli obiettivi di Europa 2020, non basteranno di certo le pesanti catene dell’ordine

e disciplina con cui la Gelmini vuol tenere i ragazzi legati ai banchi delle nostre scuole.

Occorre attribuire piuttosto alla scuola autonoma e all’autonomia di insegnamento

quelle risorse necessarie per innovare la didattica della scuola superiore di primo e

secondo grado.

E’ solo investendo in un più stretto rapporto tra autonomie locali e scuole autonome,

che riusciremo a sconfiggere davvero i mali del sistema scolastico italiano, colmando

i divari tra nord e sud del Paese, che questo Governo sta invece ampliando.

Uno degli aspetti fondamentali che concorre alla crescita della qualità della scuola è

costituito infatti dal rapporto positivo, dalla collaborazione tra la scuola stessa e le

autonomie locali. È, quindi, fondamentale incrementare le relazioni tra autonomie

scolastiche e autonomie locali, rendendo la scuola un luogo aperto, un centro in cui

la comunità si ritrova e si identifica; inoltre, la scuola deve fruire delle opportunità

del territorio.

Il Partito Democratico propone di sottoscrivere definitivamente l’accordo sull’attuazione

del Titolo V, già licenziato dalla Commissione Tecnica della Conferenza Stato-

Regioni.

Un cambiamento così radicale del quadro normativo e della distribuzione delle

competenze tra Stato e Regioni comporta una trasformazione profonda del funzionamento

del Ministero dell’Istruzione, oggi fortemente impegnato in una gestione

amministrativa centralizzata sulla vastissima organizzazione scolastica, che conta più

di 1 milione e 200mila dipendenti, che si articola in autonomie scolastiche distribuite

in modo capillare in tutto il Paese. Il Ministero deve potenziare e qualificare le proprie

funzioni di indirizzo, di programmazione alta, di verifica, valutazione e controllo rispetto

al funzionamento delle autonomie scolastiche e ai risultati di apprendimento

dei ragazzi. Gli uffici scolastici regionali, attuali articolazioni del Ministero della Pubblica

Istruzione, devono essere trasferiti per le loro competenze e per la maggioranza

del personale dipendente alle Regioni.

Alle Regioni spetta definire il dimensionamento e il numero delle autonomie scolastiche,

la distribuzione nel territorio delle scuole, le specializzazioni nella scuola superiore.

La valorizzazione dell’autonomia scolastica costituisce per noi una assoluta priorità,

non ancora realizzata a distanza di dieci anni dall’approvazione della legge che

la ha istituita.

Occorre, quindi, una legge che rimotivi nella scuola la partecipazione degli studenti,

delle famiglie e di tutto il personale scolastico, riaffermando l’autonomia e la

libertà di insegnamento. Le scuole hanno fatto molto per migliorare i livelli di appren-

5

SCUOLA

dimento e combattere la dispersione: hanno prodotto sperimentazioni importanti,

molto al di là delle innovazioni di carattere normativo e delle risorse statali alle stesse

dedicate. Si tratta di esperienze basate su ricerche e sperimentazioni di grande valore,

che dovrebbero essere maggiormente conosciute e diffuse, proprio perché costituiscono

buone pratiche per la qualificazione della scuola. E’ importante sostenere questa

azione di ricerca e di formazione sul campo dei docenti, affinché diventi un

patrimonio comune di tutte le scuole, non solo di quelle che le hanno messe in atto.

4 Dai livelli essenziali delle prestazioni (lep) ai livelli essenziali degli apprendimenti

e delle competenze (leac).

In maniera ormai malcelata, la questione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, per

il Governo, assume la declinazione di livelli minimi, fondati sui tagli dall’art. 64 della

legge 133 del 2008.

La sfida che il nostro Partito vuole lanciare su questo tema è nel merito, fondata

su elementi concreti e comprensibili per l’opinione pubblica, ovvero declinare i LEP

come livelli essenziali di apprendimenti e competenze necessari LEAC.

La scelta degli apprendimenti e delle competenze, quale elemento determinante

per la definizione dei LEAC, consente di garantire l’unitarietà dell’ordinamento dell’istruzione,

(un ragioniere di Torino deve avere le stesse competenze di uno di Trapani)

e queste competenze devono essere utili a raggiungere quegli obiettivi che la strategia

di Lisbona ha indicato e che gli standards internazionali richiedono e rilevano.

Nella definizione dei costi standard occorre far riferimento alla quota capitaria

pesata, riferita ad ogni ragazzo in età scolare, ponderata sulla base delle caratteristiche

socio-culturali e geomorfologiche del territorio, sulla base della presenza di alunni

disabili e di alunni stranieri; questa quota dovrà essere definita sulla base di numerosi

indicatori di carattere quantitativo e qualitativo.

5 Risorse umane e finanziarie certe per la scuola dell’autonomia

Dagli organici di diritto e di fatto, all’assegnazione di un organico funzionale a

ciascuna scuola autonoma.

La scuola autonoma, per poter assolvere pienamente il proprio mandato educativo

ha bisogno di una stabilità pluriennale delle risorse finanziarie e professionali.

Per questo occorre innovare le norme per dare soluzione al problema dei residui

attivi e ricondurre a binari paralleli ed omogenei la tempistica dell’erogazione annuale

dei finanziamenti secondo il calendario dell’anno scolastico, per determinare una

maggiore trasparenza e responsabilità, permettere una migliore programmazione

delle risorse ed altrettanto migliore capacità di analisi e gestione della spesa.

Non può più essere che i finanziamenti della legge 440/97 arrivino con oltre un

anno di ritardo, sempre più parcellizzati e in minima parte rispetto allo stanziamento

globale. Questi dovrebbero essere attributi integralmente alle scuole subito dopo l’approvazione

del bilancio dello Stato, modificando la legge laddove questa prevede un

iter molto complicato e ormai privo di senso (come il parere delle commissioni parlamentari

sul piano di riparto e la registrazione della direttiva annuale da parte della

Corte dei Conti). Questa modifica alla legge 440/97 è una riforma a costo zero ma

6

SCUOLA

d’immediato beneficio. C’è poi un problema di trasparenza che va superato con la

pubblicazione da parte del MIUR dei parametri utilizzati per inviare i fondi e della

composizione delle tranche.

Le scuole autonome oltre ad aver bisogno di certezze sulla dotazione di risorse finanziarie

su cui poter contare per poter organizzare al meglio il POF, hanno bisogno

di certezze anche sugli organici professionali a disposizione.

Per questo proponiamo il superamento della distinzione tra organico di diritto e

organico di fatto, per passare all’assegnazione a ciascuna scuola autonoma di un ORGANICO

FUNZIONALE, che includa per reti di scuole anche una quota di personale

per le supplenze brevi e professionalità specializzate a supporto dei ragazzi con bisogni

speciali (autismo, dislessia, discalculia, etc). L’assegnazione deve poter essere almeno

triennale, e concordata con la programmazione attuata dagli Enti Locali dei

piani di offerta formativa territoriale. Questo sistema, che costa non molto di più della

spesa attuale complessiva dello Stato (ai supplenti vengono pagate comunque la disoccupazione

e le ferie non godute), comporterebbe innumerevoli vantaggi, come: il

superamento del precariato scolastico; la programmazione certa dei fabbisogni di insegnanti

e conseguente piano di reclutamento; la piena autonomia delle scuole nell’organizzazione

della didattica per raggiungere l’obiettivo del successo scolastico dei

ragazzi e delle ragazze.

6 Un moderno sistema di valutazione per una scuola pubblica di qualità

Una piena realizzazione dell’autonomia necessita di un sistema di valutazione, di

carattere nazionale, con modalità di interlocuzione con i territori, soprattutto con le

Regioni, indipendente dal Ministero e responsabile verso il Parlamento, che includa

la valutazione dell’intero sistema scolastico, delle scuole,dei dirigenti e dei docenti -

su base volontaria in relazione all’avanzamento di carriera – come parti integranti di

una valutazione complessiva dell’autonomia scolastica (vedi il documento del Forum

Politiche dell’Istruzione PD specificamente dedicato al tema su http://www.partitodemocratico.

it/dettaglio/108668/valutazione_e_rilancio_della_scuola_italiana

7 Formare e reclutare gli insegnanti di domani

La situazione in cui versa il precariato dei docenti e ATA richiede attenta considerazione

e interventi immediati. La stabilità del personale è essenziale; il precariato è

un problema che compromette la qualità complessiva della scuola e potrà essere pienamente

superato solo attraverso una più articolata e autonoma organizzazione del

lavoro scolastico.

Occorre perciò rendere immediatamente disponibili per l’immissione a tempo indeterminato

i posti attualmente coperti con incarico annuale e riprendere in prospettiva

il piano di stabilizzazioni intrapreso dal governo Prodi. In previsione del momento

in cui cominceranno ad essere disponibili gli abilitati del nuovo sistema di formazione

iniziale, va garantito un equilibrio tra immissioni dalle graduatorie e nuovo reclutamento

attraverso un’opportuna relazione fra numero chiuso e fabbisogno.

Contrariamente a quanto finora previsto, il nuovo sistema di formazione iniziale

dovrà valorizzare le esperienze positive maturate nell’ambito delle SSIS, e in partico-

7

SCUOLA

lare i supervisori SSIS, figure chiave per il raccordo scuola-università. E’ necessario introdurre

una formazione in servizio obbligatoria e certificata.

La continuità didattica è un bene essenziale: salvo rare e motivate eccezioni, il

personale docente dovrebbe rimanere in servizio presso la stessa scuola per non meno

di 3 anni. L’accesso all’insegnamento deve avvenire in ogni caso per pubblico concorso;

rimane aperto l’ambito territoriale in cui il concorso può essere effettuato,

fermo restando il pari diritto di accesso per tutti i cittadini italiani (e ormai anche

dell’Unione Europea, unico vincolo essendo quello della conoscenza della lingua).

Nella condizione attuale non riteniamo che ci siano le condizioni giuridiche e gestionali

per affidare il reclutamento alla scelta delle singole scuole, scelta di carattere discrezionale,

senza alcuna procedura di selezione.

Completare il processo dell’autonomia scolastica implicherà anche l’introduzione

della “carriera” dei docenti e la possibilità di istituire figure professionali diversificate,

al fine di affrontare la sfida della complessità educativa alla quale l’autonomia stessa

deve rispondere.

8 Cambiare la scuola per dimezzare la dispersione scolastica il passaggio

cruciale dalla preadolescenza all’adolescenza

L’insuccesso e la dispersione scolastica, i bassi livelli di apprendimento degli studenti

e delle studentesse rispetto ai propri coetanei europei, si manifestano nella

scuola secondaria di primo e secondo grado. Come tutti sappiamo, il punto di sofferenza

è lo snodo che va dagli 11 ai 16 anni, che coincide con il passaggio dalla preadolescenza

all’adolescenza e costituisce il punto debole dell’azione orientativa. E’ qui

infatti che si registra il tasso più alto di dispersione scolastica, con punte del 30%, soprattutto

nel primo anno degli istituti professionali e tecnici.

Occorre promuovere progetti ed esperienze di continuità e di raccordo curricolare

tra i due segmenti scolastici. Invece, il passaggio dalla scuola del primo ciclo alla

scuola del secondo ciclo è tuttora problematico.

Perché il biennio diventi realmente orientativo a partire dal primo anno, anzi dai

primi mesi della secondaria di secondo grado, è necessario progettare una azione di

orientamento incentrata sul recupero e sul riallineamento delle competenze di base,

soprattutto di quelle afferenti all’area di istruzione generale (sviluppo degli assi culturali)

relative all’equivalenza formativa. Mentre nel secondo anno, invece, dovrebbe

essere predisposta ed attivata un azione di ri-orientamento.

Perché questo si realizzi è necessario che si renda effettiva la pari dignità dei percorsi

e la loro equivalenza formativa, dei bienni, dei licei, dei tecnici, dei professionali

e della formazione professionale, indicando con precisione le competenze culturali

in uscita riferite ai quattro assi culturali del biennio, in modo da garantire i passaggi

da un indirizzo all’altro senza costringere gli studenti a dover affrontare gli esami di

idoneità.

Il Partito Democratico inoltre ritiene l’Anagrafe per combattere la dispersione scolastica

strumento utile e necessario, se fatto con criteri che rispondano in modo efficace

ed efficiente all’obiettivo di dimezzare il tasso di dispersione scolastica, che

l’Europa 2020 impone al nostro Paese. Vogliamo dare impulso alla nascita delle Ana-

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SCUOLA

grafi Regionali degli Studenti (oggi hanno o stanno istituendo le anagrafi solo 11 regioni

su 20).

Le norme generali ministeriali secondo noi devono indicare soltanto i criteri per

individuare i dati sensibili non acquisibili, salvaguardando le competenze regionali e

garantendo allo Stato la possibilità di acquisire, dal sistema delle anagrafi regionali,

i dati di cui necessita per l’esercizio delle funzioni che l’ordinamento gli riconosce, tra

cui il sistema di valutazione. Nella bozza di Accordo sul Titolo V raggiunta all’unanimità

nella Conferenza Stato Regioni, è già prevista la realizzazione di un sistema unitario

di raccolta dei dati, a partire dai livelli regionali e quale sistema integrato degli

stessi, che consente l’accesso e l’utilizzo da parte di tutti i protagonisti istituzionali

(Stato, Regioni, Enti locali e istituzioni scolastiche) e che prevede anche la loro partecipazione

nella predisposizione dei criteri che lo governano.

9 Istruzione e formazione professionale di qualità per rilanciare il made in italy

nel mondo

Occorre connettere organicamente il sistema dell’istruzione, di competenza dello

Stato, il sistema della formazione professionale, di competenza delle Regioni nonchè

le competenze dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali relative allo sviluppo e al

lavoro.

Riteniamo che sia opportuno che esista ampia collaborazione tra i due sistemi,

che le Regioni e le autonomie locali attuino una programmazione integrata. Non riteniamo

opportuno un processo di unificazione tra i due sistemi, che farebbe perdere

ai due sistemi le proprie peculiari caratteristiche e la propria identità, né una concorrenza

tra gli stessi.

Occorre allineare i sistemi, qualificarli, migliorare le dotazioni strumentali, sanare

e ammodernare strutture e edifici spesso fatiscenti. Il divario territoriale è una delle

criticità più rilevanti, da affrontare attraverso (i) la fissazione dei LEAC (ii) la legge sull’apprendimento

permanente (iii) il riconoscimento, la validazione, la certificazione

pubblica dei crediti e delle competenze e l’accreditamento delle strutture formative

(iv) l’offerta di servizi di trasporto e per il tempo libero. È indispensabile un maggior

controllo sulla spesa destinata alla formazione e sull’impiego dei fondi strutturali comunitari.

L’istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) va potenziata e gli Istituti Tecnici

Superiori (ITS) vanno istituiti come esperienze di formazione terziaria non accademica,

distinguendo tra un’offerta regionale flessibile, non stabile, legata alle condizioni locali

in continua trasformazione, e un’offerta di eccellenza, da consolidare nei settori

strategici dello sviluppo del Paese. L’effettiva co-progettazione fra scuola e imprese

dei percorsi, e in particolare degli stage, vetrina delle aziende, è uno strumento potente,

se ben concepito e utilizzato. Vanno infine individuate forme efficaci di monitoraggio

e controllo.

Occorre poi un provvedimento di legge per riconoscere il diritto individuale all’apprendimento

permanente, estensione del diritto all’istruzione che condiziona l’accesso

a tutti i diritti. Anche la formazione continua va riconsiderata, nel senso di

orientare le iniziative verso i soggetti che sono più bisognosi di essere formati, ag-

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SCUOLA

giornati, riconvertiti, e sono più a rischio di perdita del posto di lavoro. Occorre anche

un maggior coordinamento tra programmazione regionale e programmazione dei

fondi interprofessionali, ampliandone il campo di intervento (apprendisti, lavoratori

atipici e discontinui…)

10 Un piano straordinario per l’edilizia scolastica

Due edifici scolastici su tre non sono a norma di legge, per questo è urgente mettere

subito in sicurezza il 65 per cento delle scuole italiane. Da uno studio della KRLS

Network of Business Ethics, emerge che in Italia solo il 46 per cento delle scuole ha

il certificato di agibilità statica, contro il 98 per cento della Germania, il 93 per cento

della Francia, il 92 per cento dell’Inghilterra, l’89 per cento della Spagna, il 77 per

cento della Polonia, il 71 per cento del Portogallo, il 64 per cento della Romania, il 58

per cento della Bulgaria e il 53 per cento dell’Albania che chiude la classifica.

Così come sappiamo che tanti Istituti funzionano fuori norma ed in violazione del

decreto che per la sicurezza antincendio prevede la permanenza in classe di non più

di 26 persone in presenza di una unica porta quale via di fuga, ora a causa dell’aumento

del numero degli alunni per classe, deciso dal Governo in carica, spessissimo

il limite viene sforato giungendo anche ad avere presenti in classe più di 38 alunni .

E’ in gioco la vita dei ragazzi.

Il Partito democratico propone un piano straordinario per la manutenzione, la

messa in sicurezza degli edifici scolastici e l’edificazione di nuove scuole.

Le risorse stanziate, anche dall’ultimo governo di centro sinistra, talvolta non possono

essere spese dagli enti locali per i lacci troppo stretti del patto di stabilità interno,

che altrimenti verrebbe sforato. Per questo chiediamo di escludere dal patto di

stabilità le spese per l’edilizia scolastica , come più volte da noi sollecitato anche in

Parlamento. Lo snellimento delle procedure per reperire , liquidare e spendere le risorse,

l’apertura di nuovi cantieri per la messa a norma e la ristrutturazione degli istituti

scolastici esistenti, oltre che l’edificazione di nuove scuole, permetterebbero

anche di dare avvio a centinaia di nuovi cantieri, con un impatto positivo sull’economia

e l’ occupazione. Va programmata con le Regioni e gli enti locali, soprattutto nel

mezzogiorno, una razionalizzazione e un rinnovamento radicale delle strutture scolastiche

destinando a questo scopo, nelle aree sotto utilizzate, i fondi FAS. Togliendo

le scuole dagli “appartamenti” in locazione ed edificando nuovi poli scolastici progettati

con una architettura innovativa eco sostenibile in linea con le nuove tecniche

di risparmio energetico, che sostenga e renda possibile una nuova didattica a classi

aperte ed interdisciplinare. Dotando gli Istituti scolastici di palestre, biblioteche e laboratori,

facendo intervenire nel controllo e nell’indirizzo dell’utilizzo delle risorse per

l’edilizia scolastica il consiglio di istituto delle scuole autonome, rimotivando così

anche la partecipazione dei genitori e degli studenti, oltre che dei docenti e di tutti

coloro che nell’istituto operano.

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SCUOLA

 
Salerno, tagli alla Scuola. La solidarietà ai precari e le iniziative Pd

Salerno, tagli alla Scuola:la solidarietà ai precari e le iniziative del Pd Salerno

Il segretario provinciale del Pd Salerno, Nicola Landolfi, e la Responsabile del Dipartimento Scuola del Partito, Mariarosaria Vitiello, hanno incontrato, mercoledì scorso – 8 settembre – tutti gli attori protagonisti del pianeta Scuola del territorio per fare il punto della delicata situazione lavorativa, all’indomani della Riforma Gelmini.Erano presenti: una delegazione di insegnanti precari e Cobas, rappresentanti dei sindacati confederali ( Cisl:Maria Pietrofeso; Flc Cigl: Angelo Capezzuto;), dirigenti scolastici, docenti e studenti. All’incontro hanno preso parte anche Eva Avossa, vicesindaco del comune di Salerno,  Nino Savastano, capogruppo Pd alla Provincia, in consiglieri regionali Anna Petrone e Gianfranco Valiante

L’obiettivo è quello di mettere in campo una proposta complessiva e unitaria, finalizzate ad incrementare le possibilità occupazionali e assicurare un miglior funzionamento della scuola pubblica. Dopo la revoca da parte del Ministero della Pubblica Istruzione dei 450 posti destinati al sostegno e la successiva “concessione”, dopo una dura contrattazione, di appena 240 posti, la situazione nella scuola è prossima al collasso. Questi posti, infatti, verranno destinati a docenti in esubero e quindi “ utilizzati” senza il possesso del titolo giuridico adeguato.Il Partito Democratico di Salerno ha espresso la propria solidarietà e vicinanza ai precari, che non vedranno riconfermato il proprio incarico a causa dei tagli previsti, e denuncia il grave stato di Impoverimento della scuola pubblica, il progressivo smantellamento dei suoi punti essenziali in termini di qualità, la mancanza di pari opportunità per l’educazione di bambini e ragazzi già penalizzati dalla condizione di disabilità.L’accordo tra Governo e Regione, che stabilisce un finanziamento aggiuntivo pari a 20 milioni di euro da destinare all'assunzione dei  precari, rappresenta sicuramente una boccata d’ossigeno per quanti, presto, si ritroveranno senza un lavoro, ma è necessario non venga destinato ad attività progettuali extra-curriculari fini a se stesse.

Alla luce del confronto il Pd intende avanzare le seguenti proposte:

*chiedere l’aumento del numero degli insegnanti di sostegno ristabilendo almeno, per quanto penalizzante, la cifra inizialmente destinata alla provincia di Salerno*adeguare tutti gli edifici scolastici alle norme di sicurezza;
*promuovere iniziative unitarie di mobilitazione a sostegno dell’offerta e della qualità formativa con il coinvolgimento di: sindacati, associazioni culturali, famiglie e il mondo della scuola.a questi obiettivi il Pd sarà in campo con tutti i suoi rappresentanti istituzionali dai parlamentari, ai consiglieri regionali, ai consiglieri provinciali e comunali di ciascun territorio con l’auspicio che il governo possa ritornare sui suoi passi e avviare davvero una fase di confronto nell’interesse della scuola, dei cittadini, delle nuove generazioni nonché degli operatori.

Salerno, 9 settembre 2010

 
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