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Cancellata norma detentiva per reati sessuali: l'intervento di M.Robustelli

La scorsa settimana con la sentenza n. 265 la Corte Costituzionale ha cancellato la norma che imponeva la detenzione in carcere come misura cautelare per i più odiosi reati sessuali, affidando al giudice la possibilità di disporre misure alternative. In un periodo connotato da efferati episodi di violenza sessuale, che hanno come vittime donne indifese e bambini inerti, una pronuncia di tal genere si configura come uno sciagurato passo indietro nel cammino verso una giusta politica giudiziaria nei confronti degli stupratori. Considerare   tali reati come minori, nonchè abbassare la guardia di fronte al fenomeno sociale in sè, determinerà nelle vittime la percezione che sia alleggerita la gravità dell'abuso sessuale, con la conseguenza che sempre meno donne lo denunceranno. Perchè la vittima della violenza dovrebbe rendere pubblico il suo dramma se poi il suo carnefice può rimanere in libertà pur avendo commesso un così ignobile crimine ? Gli ultimi anni si erano connotati per un coraggio nelle denunce nuovo, poichè sembrava mutato non solo il contesto normativo ma pure la coscienza collettiva. La nuova sentenza rischia di far precipitare nuovamente le donne nell'abisso del silenzio, visto che la Corte ritiene che il reato di violenza sessuale non ingeneri allarme sociale (come la mafia) e di conseguenza il carcere non possa essere previsto come misura cautelare per il violentatore. Occorre uscire dal gioco dei facili opportunismi giuridici che sono alla base di tale sentenza, altrimenti si ritornerà a considerare lo stupro come un reato contro la morale e non più contro la persona, ritornando indietro di ben quindici anni: L'allarme sociale non è poi così distante dalla morale pubblica, solo che a ben considerare nè l'uno nè l'altra ben si commisurano all'infinito dolore che una donna violentata sente dentro e fuori di sè.
Maddalena Robustelli

 

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